Fronda pragmatica
Perché il manager Romney può farcela
Buzz Bissinger è un commentatore sportivo brillante, di quelli che cavano dalla più arcana regola dell’hockey una metafora che spiega la Guerra fredda e altre cose del genere. Come tanti commentatori sportivi brillanti, Bissinger è democratico, si riconosce nell’orizzonte dei valori liberal e per diretta conseguenza nel 2008 ha votato con trasporto per Barack Obama. Negli ultimi quattro anni ha osservato l’operato dell’Amministrazione democratica e si è convinto, contro il suo stesso istinto, che il presidente non ha mantenuto le promesse Leggi La guerra dei sondaggi nella corsa alla Casa Bianca - The Tank
22 AGO 20

New York. Buzz Bissinger è un commentatore sportivo brillante, di quelli che cavano dalla più arcana regola dell’hockey una metafora che spiega la Guerra fredda e altre cose del genere. Come tanti commentatori sportivi brillanti, Bissinger è democratico, si riconosce nell’orizzonte dei valori liberal e per diretta conseguenza nel 2008 ha votato con trasporto per Barack Obama. Negli ultimi quattro anni ha osservato l’operato dell’Amministrazione democratica e si è convinto, contro il suo stesso istinto, che il presidente non ha mantenuto le promesse, non ha proposto soluzioni convincenti, non ha reso l’America un paese migliore e dunque non merita di essere rieletto. Dopo il primo dibattito, che potrebbe essere la Waterloo di Obama, ha parlato a sua moglie dell’idea di scrivere sul Daily Beast le ragioni per cui il 6 novembre voterà Mitt Romney. “Perché non scrivi di baseball?”, ha detto lei, laconica.
Qualche giorno dopo la pubblicazione dell’articolo Bissinger si è infilato in una polemica via Twitter con il giornalista liberal Jamelle Bouie e nel lungo scambio sono volate carezze verbali tipo “testa di cazzo” o “douchejuice”, termine che sta più o meno per “imbecille” ma merita una rapida ricognizione su Google per restituire la sua effettiva portata semantica. Il New York Magazine ha proposto ai duellanti di farne un dialogo più approfondito in stile chat, per far reagire a freddo le ragioni di un liberal deluso con quelle di un liberal e basta. Il risultato non è soltanto lo scontro fra due candidati, ma fra due concezioni della politica, una tutta emotiva, basata su idee pure scritte nell’iperuranio dei principi che non si realizzano mai, l’altra terragna, a volte perfino cinica, tutta orientata ai risultati e scettica verso i propositi. Soprattutto quelli buoni. Obama esprime valori che condivido, ma la sua azione presidenziale non funziona, mentre quella del businessman Romney può funzionare: questo è il ragionamento con cui Bissinger ha messo all’angolo un avversario pugnace dal punto di vista ideologico ma drammaticamente sprovvisto di pezze d’appoggio credibili.
“Gli ultimi due anni non hanno significato nulla. Stallo. Non può vincere tutto con la retorica”, dice Bissinger, che vede chiaramente in Romney (e specialmente nella versione delle ultime settimane) un centrista disposto al compromesso, la pietra angolare di una politica che ha come orizzonte il fare. Posti di lavoro, tasse, sostegno alle aziende, agevolazioni per il settore privato, assistenza sanitaria per i poveri e gli anziani: “E invece Obama cos’ha fatto? Ha usato lo stato per creare posti di lavoro ma questo non c’entra nulla con l’America. Obama crede che l’America sia uno stato che alimenta il motore sociale”. Bissinger sostiene che Obama è “un uomo di sani principi e lo ammiro. Ma non funzionano. Devi rimboccarti le maniche, stare in ufficio che non ti piace e occuparti di stronzate che non vorresti fare”. La rappresentazione è semplice: da una parte ci sono il sogno, i principi, le idee, la retorica e altre cose sulle quali si può tranquillamente concordare, ma a patto di rinunciare ai risultati. Dall’altra c’è un tizio che “non è un conservatore pazzoide” che promette risultati anche a discapito della purezza ideologica. E il suo pragmatismo cresce nei sondaggi. Ecco, le elezioni del 6 novembre si decideranno in base a quanti Buzz Bissinger ci sono là fuori.
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